Nel sud est asiatico un ente governativo ha riscontrato che una dipendente, purtroppo deceduta, ha contratto il cancro al seno a causa delle condizioni di lavoro presso gli ambienti di lavoro di un colosso dell’elettronica. Da un recente studio danese è risultato che 141 donne che avevano lavorato nell’esercito erano state colpite da un tumore al seno. Approfondendo l’indagine si è riscontrato che l’aumento del rischio, che va dal 40% al 50%, è verso quelle soldatesse che hanno svolto il lavoro notturno per almeno tre giorni alla settimana su un arco di almeno 6 anni lavorativi. Le ipotesi di questa insorgenza potrebbero essere la mancanza di acquisizione di vitamina D e di sole, non sottovalutando la variazione del’orologio biologico naturale che viene causato dal lavoro notturno sul corpo umano. In Europa, e più esattamente in Francia e in Danimarca, sono stati pubblicati degli studi in tal senso, i quali mettono in evidenza che le alterazioni del ritmo circadiano (veglia-sonno) possono essere elementi classificabili come “probabili cancerogeni”. La Francia tra il 2005 e il 2008 ha tenuto sotto costante osservazione più di 3000 donne che hanno svolto lavori notturni, constatando una incidenza molto alta di tumori al seno. E in Italia, quanti studi di settore sono fatti in tal senso verso le lavoratrici, che effettuano lavori notturni in qualunque ambiente di lavoro? |
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