Per combattere il crimine occorre l'equilibrio sociale
Questo articolo proviene dall’archivio storico del manifesto. I dati disponibili potrebbero essere limitati e, di conseguenza, l’articolo potrebbe risultare incompleto.
LETTERA APERTA
Per combattere il crimine occorre l'equilibrio sociale
GIANCLAUDIO VIANZONE *, GIORGIO PIETRINI **, MASSIMILIANO VALDANNINI ***
E gregio signor ministro Bianco, augurandoLe che il Suo incarico, assegnatoLe quasi a cavallo dell'inizio di un nuovo millennio, Le porti bene, ci auguriamo che la Sua nuova attività porti sostanziali miglioramenti per la sicurezza del paese, sia per la cittadinanza che per i lavoratori delle forze dell'ordine.
Amaramente abbiamo constatato come i suoi due predecessori non ritenessero importanti i segnali che i sottoscritti, a nome della categoria rappresentata, periodicamente inviavano mediante formali lettere sindacali. Una disattenzione dimostratasi con un costante silenzio e scelte programmatiche antitetiche a quanto rappresentato da una categoria, quella dei poliziotti, che oggi, come venti o quarant'anni fa, affronta annosi problemi solo con il proprio spirito di sacrificio personale. L'etichetta impone anche gli incontri di un ministro dell'interno si svolgano nei lustri saloni prefettizi, ma ben più proficuo sarebbe un costante dialogo fra quest'importante figura dello stato e chi della sicurezza ne fa il suo pane quotidiano. I lavoratori delle forze dell'ordine, tutti, chiedono serietà e impegno allo stato da cui dipendono, sia in termini di retribuzione, sia in termini di formazione professionale, mezzi, strutture e coordinamento.
Chi ha veramente a cuore il bene della nazione non assume atteggiamenti settari o difese faziose di privilegi, chiede di ottimizzare il patrimonio umano rappresentato da migliaia di lavoratori dei corpi di polizia.
Anche sull'impianto strutturale che l'Europa vuole darsi in termini di sicurezza, si trova la forza per giungere alla concreta smilitarizzazione della Guardia di finanza e dell'arma dei Carabinieri e, con la civilizzazione democratica di tali apparati, le fondamenta per giungere a un unico corpo di polizia civile e nazionale.
L'auspicio, ampiamente confortabile da una Sua risposta alla presente, è che Lei sfugga alle logiche monoliticamente asservite a interessi dello stato lontani da quelli della collettività e, senza umiliare la dignità dei lavoratori di polizia - come con la recente Finanziaria sta accadendo - proponga validi strumenti legislativi che consentano di distinguere finalmente fra una politica della sicurezza conservatrice e una progressista. Soluzioni che, intervenendo concretamente sul grosso crimine organizzato, ma soprattutto su quello economico legato alle lobby affaristiche, riequilibri l'attenzione sulla differenza fra disagio sociale, devianza e reale criminalità.
Soluzioni che illuminando il governo, riportino a interventi preventivi e a carattere sociale, mantenendo quale estrema ratio l'utilizzo della repressione: cosa possibile solo se si riequilibrerà il rapporto di forza con i potentati economici e con una maggior equità distributiva del benessere e riportando serenità fra le classi più deboli.
Nella perenne musica di:
1. industrie che utilizzano la Cig e parallelamente le prestazioni straordinarie;
2. industrie con forti attivi che continuano a lamentarsi e intanto aprono stabilimenti all'estero ove più possono sfruttare il bassissimo costo del lavoro (sulla pelle dei lavoratori);
3. industrie che fanno giochi speculativi per poi chiudere gli stabilimenti, buttando in mezzo alla strada dipendenti in età avanzata; è ovvio che non ci possa essere serenità, con il relativo aumento di episodi estremi che criminalità non sono, ma che statisticamente ne ingrossano le percentuali (es. omicidi).
E' ovvio che senza serenità, senza equilibrio sociale, si moltiplichino le forme manifeste di dissenso popolare e i lavoratori delle forze dell'ordine, che non sono più solo i figli del popolo citati da Pasolini, non hanno però perso la sensibilità per tali questioni e quindi poco gradiscono dover ancora essere "il manganello" di uno stato che i problemi di sopravvivenza quotidiana della popolazione ordinaria li vive nelle "stanze dei bottoni" o fra principeschi banchetti. Soprattutto se il governo si dichiara progressista (e la coerenza conta in termini di consenso).
RibadendoLe i nostri auguri, aspettiamo una Sua risposta. Non ci deluda.
*segr. reg. Siulp Piemonte
**segr. reg. Siulp Piemonte
*** segr. prov. Siulp Roma
Translate
venerdì 21 gennaio 2000
Per combattere il crimine occorre l'equilibrio sociale
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento