Il Manifesto Posta & Risposta 12 maggio 2001 (Massimiliano Valdannini)
POSTA & RISPOSTA
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Il voto al senato
Sono indignato per l'articolo fuorviante di Cosimo Rossi "Il dilemma del senato" su il manifesto di sabato 12 maggio: molto meglio la totale cancellazione di Rifondazione comunista da stampa e televisione che un articolo che può ingannare i nostri potenziali elettori al senato.
Cosimo Rossi "dimentica" di informare che ogni voto dato al senato per qualsiasi candidato di Rc (o di altro partito) non va perso, ma viene conteggiato nel recupero su base regionale e serve ad attribuire gli ulteriori seggi oltre quelli assegnati nei collegi uninominali (sette nel Lazio).
Nelle regioni popolose dove il recupero di un nostro candidato è certo (il Lazio è tra queste) accadrà il contrario di quello che dice Cosimo Rossi, con Salvi o Mele che potrebbero non farcela contro l'avversario polista mentre potrebbero farcela Maitan o Antonuccio recuperati con l'utilizzazione di tutti i nostri voti regionali: tutto sta nel non disperdere al senato i voti del Prc verso l'Ulivo.
Per una corretta informazione invito, comunque i compagni e i simpatizzanti di Rc a leggere l'articolo di Raul Mordenti su Liberazione di giovedì 10 maggio.
Giuseppe Di Lello
Non sono indipendente
Carissimi, in merito all'articolo di Cosimo Rossi, "Il dilemma del Senato", vorrei precisare che Rc può vincere seggi senatoriali in ogni regione dato che si vota nei collegi ma si vince anche a livello regionale nella quota proporzionale. Voglio inoltre precisare che Cosimo Rossi incorre in un errore là dove dice che nel 5 collegio del senato a Roma Rc "schiera l'ambientalista indipendente Franco Russo". Se mi avesse interpellato, Cosimo Rossi avrebbe saputo che oltre a essere ambientalista, sono membro della direzione di Rc. E le due cose vanno benissimo insieme. Saluti.
Franco Russo
Non avendo mai "cancellato" Rifondazione comunista dalle nostre pagine, abbiamo informato per tutto il corso della campagna elettorale circa le possibilità aperte ai candidati di Rc dal meccanismo elettorale del senato: conquistare qualche seggio grazie al recupero su base regionale. Nell'articolo di Cosimo Rossi si affrontava il dilemma degli elettori di sinistra che votano Rc al proporzionale alla camera, in particolare nei collegi marginali del senato, dove i loro voti potrebbero essere determinanti per non far passare il candidato delle destre. Per quanto abbiamo visto e raccontato, è un dilemma che molti si pongono, risolvendolo poi ciascuno a modo suo. E' un'informazione che può non piacere, ma ci spiace molto che sia definita non corretta. (r. c.)
Un giornale utile
Un merito queste elezioni lo hanno avuto: per fame di informazione, per non annegare in un voto poco ragionato, ho scandagliato la rete in cerca di informazioni, analisi, pensieri che potessero aiutarmi a capire meglio sia l'attualità politica italiana che quella "allargata" in cui siamo immersi (sono cresciuta all'estero, mi avvicino solo oggi alla politica e ho già 29 anni!) e consentirmi di votare secondo coscienza e con la mente rivolta al futuro che scaturirà dalle prossime elezioni. Ancora non ho raggiunto la convinzione che cercavo, ma in compenso ho scoperto il vostro giornale, che mi aveva sempre "spaventata", pensavo di non essere all'altezza di leggere il manifesto, dopo aver "osato" grazie all'edizione on-line ho subito apprezzato l'ampiezza di copertura delle notizie, l'approfondimento e la grande capacità di analisi con la quale le voci de il manifesto mi informano, stimolando la riflessione e la voglia di portare il dibattito e lo scambio di pensiero nel mio quotidiano. Scusate se adopero un concetto appena nato, ma già abusato per testimoniarvi l'apprezzamento del vostro impegno, il manifesto mi sembra un quotidiano "utile", e questa cosa non mi era mai venuta in mente riguardo a un giornale, se non nelle occasioni in cui ho dovuto incartare qualcosa di fragile.
Valentina
Sanità: non solo bilancio
Vi sono delle parole magiche, in riferimento alla sanità, che fanno sognare tante persone, inducendole all'attesa di chissà quali cose: aziendalizzazione delle Usl. Questo concetto dovrebbe implicare, in estrema sintesi, un'attenzione sia al prodotto, sia al bilancio. Ma con quale modalità è gestito tutto ciò nelle Asl?
Sappiamo che una vera azienda cerca di vendere un prodotto il più possibile, ma cerca anche di contenere i costi. Entrambi questi fattori sono importanti nella gestione. Un ristorante rischia la chiusura se non offre pietanze appetitose, ma anche se ha troppi camerieri. Una vera azienda ha l'esigenza di offrire un buon prodotto spendendo poco.
Nella condizione di un'azienda Usl invece l'attenzione al bilancio è preponderante rispetto alla qualità del prodotto offerto, non foss'altro perché sono previste sanzioni pecuniarie per chi non rispetta il bilancio (e premi per chi lo rispetta), mentre l'assenza di qualità nel prodotto può comportare, al massimo, un generico rischio di non essere riconfermati alla scadenza dell'incarico (rischio comunque condizionato da mille altri fattori).
Ne viene fuori una situazione che ben poco ha a che vedere con la conduzione di una vera azienda per quello che di buono essa potrebbe avere circa la potenzialità di fornire un buon prodotto: chi gestisce la sanità è molto più spaventato da un bilancio in rosso che non dalla malasanità. Il paziente, d'altra parte, non può con tanta disinvoltura rivolgersi al privato solo perché non è soddisfatto del pubblico, sia perché molti non possono permettersi di pagare, sia perché alcuni servizi (ad esempio il Pronto soccorso) non esistono quasi per niente a livello privato. Ne consegue che in caso di malasanità, i pazienti comunque non tendono a diminuire che in misura minima (ammesso che diminuiscano).
La soluzione dovrebbe essere, a parer mio, nell'uso di scale di valutazione della qualità dei servizi. Laddove queste scale di valutazione evidenzino una qualità dei servizi troppo scarsa, dovrebbero essere previste almeno le stesse "punizioni" di quelle derivanti da squilibri di bilancio. L'importante dovrebbe essere non il dato assoluto e grezzo dei soldi in perdita o in avanzo, ma almeno il rapporto tra questo dato e la qualità raggiunta dai servizi.
Qualità fatta di tante cose, dall'efficacia dei servizi stessi, dal livello tecnico-scientifico in essi raggiunto, dal gradimento da parte della popolazione, dall'uguaglianza nell'accesso ai servizi per una sanità veramente per tutti e di tutti.
Coltivando solo il bilancio, si permane in quella situazione che si protrae da sempre, con i problemi che non migliorano quando va bene, e che peggiorano quando va male: le lunghe liste di attesa per esami diagnostici, i viaggi talvolta troppo lunghi per chi risiede lontano dai centri solo per una visita (troppo spesso non sono previsti servizi in zone disagiate, né incentivi per chi vi lavora), i problemi di comunicabilità tra la gente e i servizi della Asl, che conducono le persone a fare i soliti viaggi a vuoto (non è previsto nemmeno un minimo di formazione specifica per il personale addetto ai servizi di informazione e di portineria), l'impossibilità quasi sempre di usufruire di una visita specialistica a domicilio quando il paziente non è deambulante (non è previsto).
Potrei continuare ancora ma mi fermo qui, pensando con amarezza che ancora una volta si è preferito trincerarsi dietro a parole, anziché scendere in prima linea per risolvere problemi. Ma soprattutto mi chiedo, udendo le sirene incantatrici di un liberismo egoista ma tendente a fare proseliti: "Dove ci condurranno le prossime tappe se viene rinforzata questa tendenza?". Potrebbe essere vicino il giorno in cui, mentre il medico necroscopo constata la morte di un vecchietto paralitico e bisognoso di assistenza, qualcuno, in un'altra stanza, calcola con compiacimento... la quota annua di denaro che quel decesso farà risparmiare.
Massimo Chiantini, dirigente
medico azienda Usl di Prato
Democrazia militare
E' un sintomo preoccupante la soppressione di Unarma (la libera associazione dei carabinieri). Perché gli spazi di democrazia anche fra i militari devono crescere, così come positivamente ha insegnato la sindacalizzazione della polizia di stato. Invece sempre più assistiamo a un restringimento di tali spazi e temiamo che ciò sia organico a un progetto di revisione sociale e costituzionale che vuole ripristinare criteri di autorità oligarchica antipopolari. Da domani si saprà quanto gli italiani siano coscienti di ciò, ma se, come spesso la storia ha insegnato, si saranno fatti trascinare da promesse elettorali illusorie di alcuni, palesemente contraddittorie con i propri programmi, le ripercussioni sugli equilibri democratici del paese potrebbero essere molto gravi. Perciò fa paura un irrigidimento antidemocratico in certi settori, perché è il campanello d'allarme del tentativo di instaurare una società solo virtualmente democratica.
Gianclaudio Vianzone, segr. reg. Siulp Piemonte e Massimiliano Valdannini, segr. prov. Siulp Roma
Diritti di coppia
Leggo con molto piacere che sempre più stati europei sono pronti a riconoscere diritti alle coppie dello stesso sesso. Se non un "matrimonio", almeno lo status di "coppia" che denota il riconoscimento di un'unione. Ho 25 anni: vivrò abbastanza per vedere anche in Italia raggiunto un tale grado di civiltà? Oppure dimostreremo ancora una volta la nostra chiusura mentale, con inutili distinzioni tra "eterosessuali" ed "omosessuali" che fanno solo crescere la discriminazione? Una coppia è sempre una coppia, eterosessuale o meno; ma forse, finché ci si farà guidare dal nostro "caritatevole" papa, re di tutte le discriminazioni, questo semplice concetto resterà troppo complicato...
Silvia Renzi, Roma
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